La riserva tutela nove stazioni di grande rilevanza stratigrafica e paleontologica distribuite in cinque diverse vallate Negli affioramenti tra le valli dei torrenti Vezzeno e Ongina gli innumerevoli strati rocciosi hanno restituito reperti fossili in ottimo stato e di grande varietà ed abbondanza.
L'eccezionale ricchezza di fossili in questa zone, nota già a Leonardo da Vinci (che ne ha lasciato memoria nel codice Leicester), ha indotto gli studiosi a utilizzare il termine Piano Piacenziano, coniato dal geologo svizzero Karl Mayer, con il quale è oggi indicato il periodo di storia della terra compreso tra 3,5 e 2,5 milioni di anni fa.
Il maggior contributo alle conoscenze del Pliocene lo si deve a Giuseppe Cortesi che creò nell'Ottocento una grande ed importante collezione dei reperti fossili locali, riconosciuta poi più tardi dalla comunità scientifica, attraverso lo studio della quale le associazioni faunistiche documentano il cambiamento climatico che accompagnò le grandi glaciazioni.